FERNANDO COBELO

Un tratto nero su un foglio bianco. Se si provasse a misurare quanto inchiostro usa Fernando per ciascuna delle sue illustrazioni si otterrebbero poche gocce. Il minimo indispensabile. 

Fernando Cobelo è nato in Venezuela e vive da diversi anni a Torino, dove lavora come illustratore. Due mondi totalmente diversi che coesistono nella sua vita insieme a tutti gli altri luoghi che ha visto. 

Quello di Fernando è uno stile essenziale che dà forma all’impalpabile. 

Pochi anni fa è nato, quasi per caso, il progetto di Ordinare Young Man: si tratta dei ritratti di un uomo qualunque e di una donna qualunque, delle cui vite non si sa nulla se non forse che sono vite qualunque, e che provano le stesse emozioni che tutti, almeno una volta, ci siamo trovati a provare. E proprio questo è straordinario: Ordinary Young Man potrebbe essere ciascuno di noi. 

I personaggi scavalcano il i confini tra il foglio bianco e l’occhio di chi li osserva, accorciano le distanze e arrivano al dunque. Paure, ansie, sogni, voglia di libertà. Anima. 

Il progetto ha suscitato molto interesse e ha riscosso in breve tempo una certa popolarità. 

Recentemente ne è nato il libro “Todo queda igual, pero igual cambia”(Ediciones Hidroavión): è un libro che reversibile che, attraverso le illustrazioni, racconta da un lato la storia di Lui e dall’altro la storia di Lei, fino al momento in cui si incontrano a metà, e la storia finisce. O inizia. 

Credo che la potenza delle illustrazioni di Fernando risieda nella capacità di veicolare messaggi complessi, difficili da esprimere con le parole, in modo semplice. Ci sono elementi ricorrenti che sono la metafora di particolari emozioni. Ad esempio, le stelle e i pianeti rappresentano i sogni, l’immensità che ognuno porta dentro sé, come accade in “He had the universe inside”, uno dei miei preferiti. E ancora uccelli e farfalle a rappresentare la libertà, mostri ad incarnare le ansie, e fiori come simbolo di vita o di rinascita.

 "He had the universe inside"

"He had the universe inside"

Bellissima anche l’ultima collaborazione con la giovane scrittrice spagnola Vicky Grande, da cui è nato “Mil maneras de perderte y solo una de encontrarte” (BlackBirds), un atlante emozionale che ci guida attraverso il più difficile dei viaggi: la ricerca di noi stessi. 

Alessia Scognamiglio