ELISA TALENTINO

In Elisa tutto è delicato: la voce, i suoi lavori, persino il nome. 

Quando ho deciso che avrei voluto raccontare di lei, ad aver attirato la mia attenzione erano state soprattutto le donne, protagoniste indiscusse delle sue serigrafie. 

Figure femminili eteree e dai colori vivi, che se da un lato si stagliano nette su sfondi monocromi, dall’altro mostrano confini liquidi, fuse in grovigli inestricabili con altri elementi e altre figure.

Si potrebbero passare ore ed ore ad immaginare le storie di quelle donne in metamorfosi, voluttuose, a chiedersi se ci siano stati amori che le abbiano portate a confondere i propri confini con quelli dell’altro, se siano pronte a trasformarsi in un’altra sostanza, o se siano uscite da un sogno. 

E nell’immaginare queste storie si sarebbe forse sempre troppo lontani dalla realtà che le ha generate. Ma quando l’occhio osserva l’arte senza parafrasi finisce col vederci ciò che il cuore vuole in quel momento. 

Quando ho chiesto ad Elisa perché lavorasse con la serigrafia, una tecnica antica e molto lenta, mi ha spiegato che dopo l’Accademia ha iniziato ad aiutare un amico che a quel tempo se ne occupava. Hanno cominciato insieme con un laboratorio casalingo, lavorando con le matrici in giro per casa e le stampe appese con le mollette del bucato. 

Poi, hanno fondato lo studio “Inamorarti”, in cui tenevano corsi e workshop sulla grafica d’arte. 

Lo studio adesso non esiste più, ma Elisa ha continuato a lavorare alle sue serigrafie e alle sue illustrazioni. 

Negli anni ha collaborato con il New York Times, con il Goethe Institut, con Mondadori, con e/o Edizioni, con La Stampa e altri ancora.

Le ho chiesto se ricordasse un momento particolare della sua storia, un episodio che avesse segnato una svolta nel suo percorso artistico. 

Mi ha raccontato di quando, dopo l’Accademia, ha sentito il bisogno di abbandonare l’iperrealismo e di iniziare la ricerca della forma che le permettesse di esprimersi meglio. 

Ricorda di aver iniziato a disegnare, cercando di non pensare troppo ai canoni accademici. Finito un disegno, lo gettava sul pavimento, prendeva un altro foglio e ricominciava. La casa era sommersa di disegni dopo un po’, ma Elisa era soddisfatta della sintesi che aveva raggiunto e che poi ha portato con sé negli anni successivi. 

Questo “sgrossare” ha rappresentato una fase importante nel suo percorso, ma Elisa ci tiene a precisare che non sarebbe stato possibile senza tutto quello c’era stato prima, senza un solido studio alle spalle. 

Prima di togliere, insomma, bisogna aver messo. 

 Fiorendo. 2012

Fiorendo. 2012

Alessia Scognamiglio